QUI

(a metà tra il male, intorno, e il bene, perché non dovrebbe trovarsi lì, e così. Però.)

Se è un pezzo di storia non lo so, ma non vedo l’ora di vederlo.

Trailer qui 

Atlante QUI

"Questo profondo mutamento culturale e politico, questa vittoria culturale della destra è passata attraverso la pseudoscienza (non solo la curva di Laffer ma anche la cosiddetta “trickle-down economics”, ovvero l’idea che benefici economici per i redditi più alti si ridistribuiranno su quelli più bassi) e a “factoid”, affermazioni presentate come fatti senza esserlo (come “il privato è sempre più efficiente del pubblico”).

La pretesa di oggettività del liberismo spesso, come in questo caso, è basata su affermazioni indimostrate se non addirittura false. E se vogliamo superarlo bisogna anche ristabilire i confini oggettivi del dibattito, impedendo che le legittime opinioni e ideologie vengano travestite da fatto.”

articolo intero QUI !

 by justCRONO on Flickr.
E’ un po’ di tempo che per motivi vari ascolto o leggo di comunicazione e simili, un po’ per mettere alla prova quello che penso, e cioè che c’è enorme differenza tra telling e politica, vanno insieme, ma non sono sostituibili forse, e un po’ per cercare di capirci qualcosa in generale, soprattutto riguardo ai contenuti negativi in circolazione. Sarà la vecchiaia interiore che mi attanaglia, continuo ad essere dell’idea (probabilmente sbagliata?) che i fenomeni di bullismo, discriminazione, razzismo, presa di mira di singoli o gruppi sociali, nascano nella vita di tutti i giorni. Nella mancanza di conoscenza, nella sottovalutazione, nella precisa volontà di identificare categorie diverse come nemici / capri espiatori da parte di movimenti o partiti. Nel caso dei giovanissimi, famiglie, scuole e ambienti in cui si cresce influenzano moltissimo, forse quasi del tutto. Certo internet o altri tipi di comunicazione non fanno che diventare megafono, arma tagliente, amplificano, moltiplicano l’effetto, rischiano di farlo diventare “normale”, accettabile, niente di grave. Come la serie infinita di insulti o commenti ai limiti del senza senso che capita di trovarsi davanti su qualsiasi social network, senza la consapevolezza chiara di quel che si scrive.
Strumenti, di per sé solo questo, dipende tutto da come vengono utilizzati.
E lì nasce il problema, politico.Questa campagna è una delle tante che si sono sviluppate negli ultimi tempi per provare a capire come gestire e affrontare questi fenomeni, come evitare l’effetto pubblico-ripubblico-circolo, di notizie o contenuti falsi o peggio offensivi/negativi/discriminatori.Poi certo, senza tanta sana e bella educazione nelle scuole e nelle strade, tra le persone.. Però ecco, una cosa non esclude l’altra forse, anzi insegnare ad usare internet ai bimbi oggi, o anche impararlo un po’ tutti, a riconoscere e distinguere i contenuti pubblicati e proposti,  anche quelli che noi stessi postiamo, a capire linguaggi e modi, forse aiuterà a combattere tante degenerazioni in atto?1 QUI (la campagna)
2 QUI e 3 QUI (altre cose scoperte ultimamente)
(e 4 QUI, nuova Commissione EU)

Senza titolo by cody_outsider on Flickr.
(Quando quando) Quando ti dicono brava per tutto quello che fai e si materializza un enorme interrogativo su cos’è precisamente che si fa. Quando ti chiedono dove sei dove ti collochi fatti sentire, e pensi ai poveretti a cui scrivi un’ email al giorno.

Due cose

Days of hope, immigrazione oltre numeri e statistiche, le vite dietro.QUI

Italy in a day, film collettivo e un po’ di chi e cosa siamo. QUI

Questa cosa del merito mi ha sempre fatta pensare. Nel mondo che si vorrebbe, giusto, eguale, dove ognuno ha le stesse possibilità di sviluppare il proprio percorso, avrebbe senso porlo come criterio centrale. Ma in un contesto che non è proprio somigliante alle nostre aspirazioni, dove si lascia la scuola troppo presto, le condizioni economiche precludono o aprono strade, laureati con Phd lavorano al supermercato (non per scelta, altrimenti ovviamente nulla di ridire), si perde il lavoro a 50 anni o si trova ma con partite iva che tutto sembrano fuorché liberi professionisti, qualche domanda bisogna porsela.
Certo, anche in questa situazione forse è bene pensare che se qualcosa va storto magari è per lacune personali, o perché c’era qualcuno semplicemente.. più bravo. E il merito, ad esempio all’interno della PA o di aziende, va premiato. (misurandolo in modi corretti.)
Ma a livello sociale, e politico, bisognerebbe chiedersi cos’é merito se prima non ci sono diritti? Dobbiamo meritare di avere un lavoro, studiare, costruire o portare avanti un percorso, o ne avremmo diritto? Forse in base a come ci si risponde si strutturano politiche conseguenti, inutile dire legittime, ma forse molto diverse.
leggendo Qui 
e qui (trovato per caso, non conosco la fonte, mi scuso!)

Si riparla di scuola.
 
Tre cose capitate davanti in questi giorni:
  • QUI un articolo de Linkiesta, quanto contano le condizioni economiche nella scelta della scuola superiore? Ancora molto, troppo. (Questa cosa delle disuguaglianze..)
  • QUI, da Internazionale (rilettura) perché investire nell’istruzione conviene.
"Ne risulta tra l’altro che la crescita dei livelli di istruzione, soprattutto mediosuperiore e universitaria, porta a un aumento non solo dei redditi personali ma del prodotto interno lordo dei paesi. Ma, chiede il ragioniere, come mai avviene questo miracolo? Perché aumentano la creatività, il saper essere e il saper fare. Il ragioniere scuote il capo: belle cose, ma difficili da scrivere in un bilancio di previsione. Education at a glance 2013gli viene incontro con l’indicatore A7 e i suoi calcoli e tabelle.”
 
  • QUI il Bruegel
 "Longer list of reform no doubt exits. But for Italy to grow again, it needs an audacious investment in a new generation of education and infrastructure." 
 
L’istruzione è PIL e tabelle, ed è imparare a stare in una società?
Certo se si ripensa al proprio percorso, si immaginano alti e bassi, mancanze e illuminazioni. Ma forse sì, è imparare cos’è la società e come starci. Dai comportamenti personali, a quelli politico-sociali, è sapere e volontà di sapere e conoscere anche dopo, poter esprimere la propria idea e tenere conto e confrontarsi con tutte le altre, capire e conoscere diversità di ogni tipo proprie e altrui (economiche, culturali, linguistiche..), con rispetto. Ne vedo molto l’aspetto politico perché persone istruite sono più esigenti, in grado di partecipare al dibattito pubblico e anche di indirizzarlo, di chiedere conto, di esercitare i propri diritti e inventare nuove strade. Di rincollare la politica alla realtà, e anche chi la racconta. Il lavoro di insegnante è forse troppo sottovalutato in tutto ciò. Insomma, è formazione di cittadinanza, della consapevolezza che serve. E dovrebbe essere anche un bacino di possibilità, aperto e uguale per tutti. 

Grazie per la visita, Elisa