Qui. on Flickr.Qui.

Video: more openess, more democracy
Tre anni fa, e mentre ancora si cercava di elaborare cos’era successo, arrivavano le immagini e i discorsi. ‘Quel giorno ci ha cambiati ma decidiamo noi come, cosa nasce da lì.’  Quel tappetto di rose rosse, la fiducia nel lavoro e nelle idee di quei ragazzi e ragazze. Da portare avanti e far continuare a vivere. L’unica vera risposta all’odio.

Ogni parola, modo, comportamento è un gesto politico, per questo serve attenzione costante a cosa si dice, si fa, si scrive, e come soprattutto. 
Quanto è pericoloso sottovalutare le ideologie intolleranti, xenofobe, razziste, nazionaliste. Ma anche l'indignazione di massa, il non ragionare, individuare sempre il nemico nell'altro, le piccole manifestazioni di odio che si annidano in ogni discorso qua e là, che sia sulla rete o per strada, come non ci fosse un limite.
More openess and more democracy, costruire una società più giusta, è davvero l’unica risposta, e anche la battaglia di ogni giorno.

Povertà, dati che fanno rabbrividire, interrogano parecchio i nostri modelli economici, evidenziano senza scampo quanto le politiche degli ultimi anni abbiamo inciso sullo stato sociale e il benessere delle persone, determinando un aumento spaventoso delle disuguaglianze.

Qui si parla di una delle conseguenze peggiori della povertà, tra quelle che più minano la dignità delle persone: la mancanza di un’alimentazione adeguata, e poi il suo opposto, lo spreco. Parla di banchi che distribuiscono cibo, soluzioni immediate alla sofferenza sociale, ma forse anche di educazione alimentare/civile, sostenibilità, risorse. Imparare a cooperare, dare, e non sprecare soprattutto. Insomma, provare ad inquadrare il problema per affrontarlo in modo ampio. E chiari allarmi sul “cosa c’è da fare”.

[“Agendo alla foce, come fanno i banchi alimentari, non si corre il rischio di non andare mai alla fonte del problema?

Una delle conclusioni della conferenza del CESE è stata, appunto, che l’accesso al cibo e la sicurezza alimentare sono diritti umani fondamentali”, ricorda ancora Somville. Che conclude: “il cibo non dovrebbe essere sprecato e la povertà dovrebbe essere affrontata con altri sistemi (salario minimo, eccetera). Però è anche vero che, al momento, c’è un’enorme quantità di cibo che viene comunque sprecata – recuperarlo e offrirlo a chi ne ha bisogno è una soluzione win-win che permette di risolvere i due problemi, perlomeno nel breve termine”]

Spunti in più, per approfondire cause conseguenze e realtà di questi tempi (post?) crisi: Fitoussi, il teorema del lampione. Qui. Bauman, il demone della paura. Qui.

Poi c’è questo libro, quitaly, (recensione) ovviamente scoperto in ritardo, chi lo scrive sembra un finto cattivo, ipersensibile, che nota tutto e viene toccato da quello che ha intorno, meraviglia. in attesa di leggerlo.

[“Capace di raccontare l’Italia che stiamo vivendo senza scorciatoie, mostrando con lucidità come convivano assurdità imperdonabili e un’umanità che nonostante tutto è sbagliato ridurre a cliché.

Riflette sull’effetto che hanno sul nostro immaginario le rivoluzioni che stanno travolgendo il nostro modo di vivere e lavorare. Qui si fa strada un invito a diffidare del narcisismo, delle teorie del complotto e delle banalità che il presente ci propone ogni giorno in dosi massicce per provare a guardarsi intorno e raccontare la realtà.”]

La Drougerie Alpaca by Fidgety Knitting on Flickr.
"Vorrei tornare a Ponza, ripercorrere passo passo le orme, per provare a sentirmi forte così. Cosa faresti? Me lo chiedo spesso, di sicuro meglio, di più. E io invece, mi sembra di crollare, ho un contraccolpo inaspettato perché mi interessa molto una persona ma ci sono un sacco di ma che scrivo con chiarezza e poi non capisco cos’è che si scrive, cerco quel che sogno di “fare da grande” ("sei già grande") e se trovo qualcosa mi stupisco mi abbiano presa, se non lo trovo mi dico ecco non sono in grado.  In mezzo agli incontri con la maestra dell’asilo, eri negli scoiattoli, sei sempre bella, lei che mi ha insegnato illuminanti verità come il cielo e il mare non sono strisce azzurre, e l i s a forma chi si è se lo dici ad alta voce, non si chiacchiera mentre la maestra parla. Il mal di orecchie, gli esami e i controlli perché le nonne ecc ecc., i discorsi con la mamma e quelli con papà con la ce’ walter andre la ire, gli amici brussellesi e quelli nuovi a livorno e la passeggiata sabato sera da sola con la pioggia calda.
I dettagli e ripenso agli agosti e a tutti gli altri mesi, a quel giorno dopo, aspettavo il 35 e mi sembrava troppo quel racconto, ma troppo in senso buono. Iniziare a capire che forse troppo non è mai troppo quando si cresce e fa bene.  Il cioccolato e i discorsi e il succo di frutta la storia la politica le telefonate i nomi e gli eventi enormi e quelli piccoli, elisa cosa ne pensi, con i se non si fa nulla e tu non sei una rassegnata e i viaggi e il mio futuro che per te era così chiaro, e cosa vuol dire pensare. Ora traballo, vacillo, mi spavento o sono lucidissima in analisi di tre pagine sul voto alle europee. la politica che occupa la testa ed è un po’ una malattia, piacevole nel 80% dei casi. Capire, l’importante è sempre capire. Proprio vero. E cosa darei per telefonarti o parlare alla scrivania bianca con tutti i libri dietro, sapresti tutto come sapevi sempre tutto.”

Ho sempre pensato che anche parlare fosse un gesto politico, le parole come strumento, per provare a comunicare, a definire il mondo intorno, dire quel che si ritiene giusto, e in che modo. Uno strumento appunto, che come internet e gli altri strumenti, ha effetti diversi in base all’uso.

Un bel progetto, parlare civile (click) , racconta proprio questo. Perché una parola piuttosto che un’altra può cambiare diverse cose.

" con semplicità apparente scrive versi, li suona e li canta, dipinge paesaggi e cesella con le parole, riesce a scrivere fotografie zumando sulle cose più date per scontate. Non smette mai di provocare, risveglia l’anima sopita di chi la legge, che torna a provare meraviglia. Le sue lenti non si fermano mai alla superficie, ma guardano il senso profondo e lo raccontano con la scanzonata libertà di chi cresce restando bambino. Non c’è nulla di più stupefacente che quel che ci sta intorno nella quotidianità che scivola identica. Quanti altri poeti sono riusciti a trasformare anche La Cipolla in una magia?”

QUI l’articolo intero, da Linkiesta

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.

È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte. 

[…]

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po’ lo invidio
- per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska.

Lo ammetto, su ‘selfie’ ho rischiato di cadere dalla sedia, (la mia vecchiaia interiore è un brutto problema) ma per il resto.. 

QUI l’articolo
(stralcio)
"Ma è anche vero che Matteo Renzi, ancora ieri al Parlamento Europeo, nel discorso di introduzione del semestre europeo di presidenza italiana, ha dimostrato di avere una marcia in più quando si tratta di salire su un podio e parlare.
Non è una dote banale o da sottovalutare. Anzi. Renzi è l’unico uomo politico italiano – oggi – che riesce in una cosa semplice, ma essenziale. Riesce, quando parla in pubblico, a portare la politica lì dovrebbe abitare: nell’animo dei cittadini. Riesce a comunicare al cuore alla testa (e a strizzare l’occhio alla pancia) di chi lo ascolta. Riesce a volare ad un livello più alto della media della politica italiana, (si, non è difficilissimo) senza diventare comunque irraggiungibile per chi lo ascolta da casa. In termini europei, invece, sappiamo che la strada è in salita. Il pareggio di bilancio – almeno ad oggi – da raggiungere entro il 2015 e non più nel 2016, una flessibilità i cui termini sono ancora poco concreti, e un rapporto con la stampa internazionale che, dopo la fuga di ieri per correre tra le braccia di Vespa, si farà sempre più difficile.

Ma, anche in Europa, l’uomo nuovo, l’uomo con cui tutti, compresa Angela Merkel, dovranno avere a che fare, è Matteo Renzi.”

(Non si può affrontare il populismo senza il popolo. -  M. D’Alema)

Cut Outs by M_NGN on Flickr.All’ennesima mail senza capo né coda “ma perché?” “per comunicarti che bla bla, se vuoi smetto però eh” “eh boh.. come ti pare. Con affetto ovviamente, ma anche con sincerità.” #acidità #deigiorniqualunque
Sto diventando un mostro.

A fronte di queste tendenze, nessun paese avanzato – tranne poche eccezioni – ha messo in campo politiche redistributive, per cercare di mitigarne gli effetti più negativi. Al contrario, le politiche fiscali hanno contribuito in questi anni – non solo in Italia – a spostare progressi­vamente l’onere fiscale dalla ricchezza verso il ceto medio e il lavoro. L’imposizione fiscale sui salari è aumentata nel tempo e quella sui capitali è diminuita.

 | Paolo Guerrieri (via italianieuropei)

(via italianieuropei)

Grazie per la visita, Elisa